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Razzia

Razzia è un testo per il teatro ispirato al grande rastrellamento degli ebrei romani operato dai tedeschi il 16 ottobre 1943.

Durante questa azione, la polizia tedesca arrestò più di 1200 persone, le concentrò in una caserma vicino a Regina Coeli e, dopo due giorni, ne deportarono 1022 verso Auschwitz.  Ne tornarono 16.

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romosso dalla Fondazione in occasione del 76esimo anniversario del rastrellamento, il testo consta di una serie di monologhi che raccontano l’episodio da più punti di vista. Quello dei carnefici è descritto da un ufficiale tedesco e da un collaborazionista italiano, che raccontano la loro esperienza e le loro motivazioni.

Gli altri personaggi sono: un fascista convinto e un poliziotto che hanno partecipato, ognuno a modo loro, alla razzia. Poi ci sono una spettatrice, una donna che si rifiuta di aiutare delle ebree in fuga, e un fascista che invece salva due ragazze.

L

e vittime sono un padre di famiglia, che sopravvive ma vede la moglie e la figlia scomparire nelle camere a gas, e una ragazza ebrea. L’ambizione di questo pezzo è di descrivere sentimenti, motivazioni, immagini mentali di categorie di persone che, per ovvi motivi, non hanno mai voluto o potuto raccontare la loro vera esperienza e le loro reali motivazioni.

Questo testo ha inoltre la volontà di raccontare, pur attraverso la parola, una tragedia della quale, come è noto, non esistono immagini fotografiche o filmati originali.

Infine il testo vorrebbe dare la parola anche a chi, secondo quanto detto da Primo Levi nel libro “I sommersi e i salvati”, è il vero testimone, chi ha potuto realmente vedere “il volto di Medusa”: chi non è sopravvissuto ai campi di sterminio.

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