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La Fondazione Museo della Shoah, grazie al contributo di Roma Capitale, dal 2019 ha sviluppato un sito che illustri agli studenti, ma anche ad un pubblico adulto, le radici storiche e l’evoluzione della persecuzione antiebraica in Italia.

Studiare la Shoah ha l’obiettivo, partendo dalle origini dell’antisemitismo, di spiegare la nascita del razzismo moderno in Europa, per poi approfondire l’antiebraismo fascista nel suo contesto storico, fino ad arrivare al periodo della persecuzione delle vite degli ebrei in Italia durante l’occupazione nazista.

Inoltre è contenuto anche un approfondimento su singole biografie dei protagonisti della Shoah in Italia tra: persecutori, figure politiche e vittime, e una panoramica storica sulla Shoah in Europa.

E’ concepito su vari livelli. Cinque sezioni tematiche principali, ognuna delle quali contiene diversi capitoli che a loro volta contengono diversi paragrafi. Ogni paragrafo è costituito da un testo; da immagini, mappe tematiche; link a contenuti multimediali. Tutti i materiali saranno scaricabili dagli studenti, in modo da poterli utilizzare per eventuali lavori di ricerca.

Il sito quindi intende essere da una parte uno strumento didattico per i docenti, e dall’altra uno stimolo per ulteriori ricerche da parte degli studenti.

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16 ottobre 1943. Geografia di una Deportazione
a cura di Marco Caviglia, Isabella Insolvibile, Amedeo Osti Guerrazzi

Si tratta di una mappa virtuale interattiva, che ricostruisce gli arresti e le deportazioni avvenuti a Roma il 16 ottobre 1943.

Grazie a una serie di documenti, fotografie, contenuti audio e video, l’utente può navigare ogni pin, cioè ogni luogo in cui è avvenuto un arresto e leggere documenti, ascoltare testimonianze e trovare approfondimenti.

L’espressione “La Razzia del Ghetto” è passata alla storia e nella memoria pubblica per indicare l’arresto e la prima deportazione degli ebrei romani (avvenuti il 16 ottobre 1943).

Come però spesso accade, la memoria collettiva è soggetta a scherzi e ad errori. Non fu “La razzia del Ghetto”, prima di tutto perché il Ghetto di Roma non esisteva più dal 1870, e poi perché la razzia non si limitò al quartiere ebraico.

Gli ebrei romani furono arrestati in tutta la città, dal centro all’estrema periferia. Da via del Corso (allora Corso Umberto), a via del Portonaccio. Dai Parioli a Prati.
Oltre 1200 persone (donne, uomini, bambini), furono strappati dalle loro case sotto gli occhi di tutti.

La definizione “Razzia del Ghetto” è soltanto un altro sintomo della cattiva coscienza di una città che non solo fece poco o niente, per salvare i suoi concittadini ebrei quel tragico sabato, ma che ha voluto cancellare le sue responsabilità negando di aver saputo, di aver visto, di aver potuto fare qualcosa. Concentrando la razzia nel “Ghetto”, si vuole distaccare la parola “Roma” dall’altra, ben più pesante, di Shoah.

Gli studi storici hanno già accertato questi fatti: testi importanti (Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia, Gabriele Rigano, Giancarlo Spizzichino (a cura di), Roma, 16 ottobre 1943. Anatomia di una deportazione, Roma, Guerini e Associati, 2006Marcello Pezzetti (a cura di), 16 ottobre 1943. La razzia, Roma, Gangemi, 2017), hanno pubblicato mappe che dimostrano quanto la razzia fu estesa, e l’impegno profuso dai nazisti nell’andare a cercare le loro vittime ovunque potessero arrivare.

La mappa virtuale “16 ottobre 1943. Geografia di una Deportazione”, prodotta dalla Fondazione Museo della Shoah, intende mettere a disposizione del grande pubblico uno strumento di studio attraverso i più aggiornati dispositivi tecnologici, per poter capire esattamente come, e dove, si svolse la razzia. Mediante una mappa interattiva, gli utenti possono avere una visione d’insieme, ed anche una serie di approfondimenti per “vivere” realmente ciò che avvenne quel 16 ottobre di 78 anni or sono.

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Mostra fotografica virtuale: “La Guerra in Italia: donne, uomini e territorio”
A cura di Amedeo Osti Guerrazzi

Realizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia
Finanziata tramite il Fondo italo-tedesco per il Futuro

La mostra: “La Guerra in Italia: donne, uomini e territorio” è una mostra fotografica virtuale visitabile on line.

Il concetto alla base è quello di mostrare gli effetti della guerra sulle persone e sul territorio, incentrandosi sulla violenza che colpisce le vittime e sugli effetti brutalizzanti sui perpetratori.

La mostra non vuole spiegare la guerra in Italia, ma vuole far capire al visitatore, attraverso fotografie particolarmente significative, cosa vuol dire combattere o subire la guerra. La mostra è divisa in due sezioni. Gli uomini in armi (i tedeschi, i fascisti, i partigiani, gli alleati) e gli inermi (deportati, vittime civili, ebrei, il territorio).

Ogni fotografia è stata elaborata graficamente in modo immersivo da poter esaltare i particolari che spieghino gli effetti della violenza sulle persone e sulle cose.

Ogni fotografia è accompagnata da testi e voci narranti di attori professionisti che spiegano il contesto della fotografia stessa.

Quando possibile, le fotografie sono accompagnate da video testimonianze di sopravvissuti e testimoni.

Amedeo Osti Guerrazzi, curatore della mostra racconta come “La guerra in Italia è una mostra fotografica virtuale, che intende raccontare gli effetti devastanti della violenza sulle persone.

È una mostra sugli avvenimenti italiani del 1940-1945, ma ha un significato molto più ampio e generale. Attraverso l’utilizzo di grafiche innovative e fotografie provenienti da numerosi archivi italiani e stranieri, la mostra disegna un racconto del dolore applicabile a qualsiasi conflitto”.

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Sito Web Percorsi della Shoah

Questo progetto intende fornire agli studiosi alcune fonti riguardanti i processi svoltisi nell’immediato dopoguerra contro quegli italiani che, in varie forme, hanno collaborato con i nazisti nella persecuzione dei loro concittadini definiti “di razza ebraica”.

Si tratta delle sentenze complete, o estratti, delle Corti di Assise Straordinarie e di altri collegi che si occuparono della punizione dei delitti fascisti. E’ stato uno degli aspetti dell’epurazione, avvenuta nel nostro paese in forma molto parziale, ma che ha comunque coinvolto decine di migliaia di ex fascisti accusati di aver collaborato con i tedeschi durante l’occupazione.

E’ una fonte particolarmente importante per lo studio della persecuzione antiebraica avvenuta durante l’occupazione tedesca, in quanto permette di capire non soltanto i metodi e le procedure utilizzate dai nazisti e dai loro collaboratori, ma anche di avere degli squarci sulla vita quotidiana degli ebrei italiani (ma anche di ebrei stranieri rifugiati in Italia) durante la persecuzione.

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Virtual Tour mostra “Shoah. L’infanzia rubata”

Con la chiusura temporanea di tutti i musei italiani a causa dell’emergenza Covid, la Fondazione Museo della Shoah non si ferma, e lancia un progetto virtuale che permetterà ai visitatori, agli studiosi, agli insegnanti e agli studenti di continuare nelle attività dedicate alla memoria della Shoah.

La mostra “Shoah. L’infanzia rubata”, a cura dell’Associazione Figli della Shoah, è dedicata ai bambini vittime della Shoah.

Grazie alla realizzazione del Virtual Tour, la Fondazione continua ad accogliere virtualmente i visitatori:

è possibile ora visitare online l’esposizione, attingendo a contenuti multimediali, e “camminare” all’interno della sede espositiva della Fondazione Museo della Shoah, Casina dei Vallati a Roma.

La versione virtuale in 3D della mostra, inaugurata alla Casina dei Vallati il 27 gennaio 2020, organizzata dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, è stata realizzata da un’azienda esperta della lavorazione tridimensionale degli ambienti, che ha elaborato il materiale virtuale entrando nelle sale di Casina dei Vallati dove è esposta attualmente la mostra.

Sono stati inoltre realizzati dei video in cui le guide volontarie della Fondazione illustrano i pannelli della mostra. Grazie a pop-up e contenuti multimediali, il tour virtuale della mostra diviene immersivo e realistico.

L’esposizione ripercorre idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei in tutta Europa durante gli anni della persecuzione nazifascista.

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