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LA RAZZA NEMICA

La propaganda antisemita nazista e fascista

30 Gennaio – 7 Maggio 2017

Fondazione Museo della Shoah – Casina dei Vallati

Via del Portico d’Ottavia 29, Roma

COMUNICATO STAMPA

In occasione della Settimana della Memoria, la Fondazione Museo della Shoah presenta dal 30 gennaio al 7 maggio 2017 presso la Casina dei Vallati, sede museale della fondazione, la mostra storico-documentariaLa razza nemica. La propaganda antisemita nazista e fascista”, a cura di Marcello Pezzetti e Sara Berger.

L’esposizione si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, del CDEC, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e della Comunità Ebraica di Roma. E’ realizzata, inoltre, con l’organizzazione generale di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare e con il contributo di ACEA, dei collaboratori tecnici Istituto Luce Cinecittà e dell’Archivio Centrale dello Stato.

Per comprendere come sia stato possibile che centinaia di migliaia di uomini comuni abbiano potuto partecipare attivamente alla persecuzione e all’uccisione della minoranza ebraica dell’intera Europa, è necessario esaminare quale ruolo abbia avuto la propaganda antisemita nella Germania nazista e nell’Italia fascista. In quest’ottica la mostra analizza a fondo le ragioni, le dinamiche, le forme, i contenuti e i protagonisti di tale fenomeno.

Il percorso espositivo si snoda su un duplice piano narrativo: da una parte viene offerto uno sguardo sull’evoluzione dell’antisemitismo in Europa all’inizio del ‘900, in particolare sulla fase finale caratterizzata da motivazioni genetiche e biologiche e non più solo teologiche, socio-economiche e culturali  e, dall’altra, viene raccontato il ruolo della propaganda nazista e fascista che ha caratterizzato la cosiddetta società di massa, grazie alla nascita e alla diffusione di “nuovi” media come la radio, il cinema e successivamente la televisione.

In esposizione manifesti, fotografie, oggettistica, giornali e riviste dell’epoca, insieme a documentari, film e corti di animazione, la maggior parte dei quali inediti. Tra i film presentati in mostra Jud Süβ, di Veit Harlan (1940), la più famosa trasposizione cinematografica dell’odio antiebraico e il documentario Der ewige Jude (conosciuto in Italia col titolo L’ebreo errante), di Fritz Hippler del 1940, il prodotto più violentemente antisemita del Terzo Reich, una vera e propria metafora dell’antisemitismo nazionalsocialista.

Come spiegano i curatori della mostra, “La propaganda antisemita non viene però affidata solo ai mezzi di comunicazione di massa, ma è presente nella quotidianità della vita sociale. È rintracciabile nei volantini come sulle cartoline, nei francobolli come sugli adesivi, sui libretti dell’assicurazione medica, dove veniva riportata la scritta: “Meidet jüdische Ärze” (Evitate medici ebrei), negli oggetti che si utilizzano tutti i giorni come i fiammiferi, e persino nei giochi dei lunapark. Alcune cartoline riportano foto, timbri, iscrizioni o manifesti della mostra antisemita Der ewige Jude.”

La mostra prosegue approfondendo il tema della propaganda antiebraica, mettendo a confronto le due diverse connotazioni che si svilupparono nella Germania nazista e nell’Italia fascista, evidenziandone le differenze, ma anche le analogie e i legami, come nel caso del materiale prodotto dalla storica rivista tedesca Der Stürmer, fondata da Julius Streicher a Norimberga nel 1923, messo a confronto con quello della rivista italiana La Difesa della Razza, pubblicata nel 1938 dalla casa editrice Tumminelli di Roma e diretta da Telesio Interlandi.

L’esposizione si chiude mettendo in rilievo le conseguenze che la propaganda ha avuto sulla sorte degli ebrei d’Europa: dalle misure persecutorie – soprattutto con l’emanazione delle Leggi di Norimberga (1935) – all’l’istituzione dei ghetti, che sancirono l’isolamento degli ebrei dal resto della popolazione, dalle deportazioni allo sterminio fisico nei campi di morte.

Gran parte del materiale esposto alla Casina dei Vallati, in particolare quello sulla Germania nazista, proviene dalla collezione privata di Wolfgang Haney, proprietario della più vasta collezione di oggetti relativi al periodo nazista. Il resto della documentazione proviene dalla biblioteca del Bundesarchiv e da alcune delle più importanti emeroteche nazionali tedesche. I documenti relativi all’Italia esposti in mostra provengono per la maggior parte dall’Archivio Centrale dello Stato, dall’Istituto Luce, dagli archivi della RAI, dall’Istituto Storico Germanico (DHI) e da alcune emeroteche, come quella della Biblioteca Nazionale, oltre che da collezionisti privati, come Enrico Sturani. Di primaria importanza, infine, è il materiale messo a disposizione dagli archivi delle istituzioni ebraiche, in particolare della Fondazione Museo della Shoah di Roma, del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.

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