Il Museo

La trasmissione della conoscenza della Shoah è molto spesso affidata solo ai testimoni e certamente la memoria tende a rendere presente il passato, a salvare il passato dal tempo. Ma con la sola memoria si rischia di accentuare eccessivamente se non esclusivamente l’aspetto emotivo senza un adeguato approfondimento storico sia del nazismo sia dell’antisemitismo. Non è sufficiente sapere cosa è accaduto dalle testimonianze dirette dei pochi sopravvissuti ma è necessario anche capire perché è accaduto, come è stato possibile che nel paese più progredito della nostra Europa civile ed industrializzata abbia potuto prendere piede e svilupparsi un processo storico, politico e culturale, che ha portato da Bach a Wagner, da Kant a Heidegger, fino al tragico epilogo dello sterminio di massa del popolo ebraico; quel popolo per altro che aveva illuminato la cultura tedesca con personaggi come Mendelssohn e Schönberg, Heine e Kafka, Freud ed Einstein, tanto per ricordarne alcuni.

Ma anche noi italiani non fummo immuni da responsabilità: come è stato già autorevolmente ricordato un mese fa dal presidente Fini proprio in questa sala, le leggi razziste del 1938 furono una delle pagine più buie della nostra storia, anticipatrici di dolore e morte, ad Auschwitz o alle Fosse Ardeatine. E’ per questo che dobbiamo costruire un Museo della Shoah, per perpetuare la memoria anche quando gli ultimi testimoni non potranno più parlare, per costringere tutti, e soprattutto le nuove generazioni, a confrontarsi col passato scomodo, colonialista, nazionalista, razzista. Perché i giovani non ripetano gli errori del passato. Perché non si limitino a dire acriticamente “mai più”, perché succederà ancora, anzi è successo in Africa e in Europa: perché non girino gli occhi dall’altra parte, non restino indifferenti come chi, negli anni ’30 non si curò dell’avvento delle leggi razziali, del compagno di banco che era espulso dalla scuola o dal collega che era dispensato dal servizio: anzi molti non aspettarono un attimo per occuparne il posto di lavoro e fare carriera.

Oggi i conflitti sono diversi, è diverso persino il razzismo e sono diverse le vittime. Ma la risposta, quella no. La risposta all’ignoranza, all’odio, alla violenza, all’intolleranza, alla xenofobia, al fanatismo, al terrorismo è la stessa che poteva essere data settanta anni fa, ma che non fu data. Questa risposta io la trovo nella solidarietà, nella cultura della vita, nel rispetto dei diritti umani.

Leone Paserman

Presidente Fondazione Museo della Shoah di Roma

(intervento alla Camera dei Deputati per la Giornata della Memoria 2009)

MOSTRA VIRTUALE I GHETTI NAZISTI
MOSTRA VIRTUALE AUSCHWITZ-BIRKENAU