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“16 ottobre 1943 La razzia”. A cura di Marcello Pezzetti

Inizio:
16 ottobre 2016
Category:
Indirizzo:
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Via Portico d'Ottavia 29, Roma, Rm, Italia, 00186

 

16 ottobre 1943: una data impressa nella memoria, uno degli avvenimenti più drammatici della storia della città di Roma, dell’Italia e del mondo intero. Questa data, nella quale più di mille ebrei residenti a Roma subirono il rastrellamento da parte di unità tedesche, viene ricordata con una mostra che riporta proprio tale data: “16 ottobre 1943. La razzia”.  Inaugurata ufficialmente il 16 ottobre presso la Casina dei Vallati, sede della Fondazione del Museo della Shoah, l’esibizione rimarrà in mostra fino al 15 gennaio 2017 e ripercorre attraverso un percorso topografico descrittivo le varie fasi e modalità della retata.

Gli ebrei a Roma – La comunità ebraica romana è la più antica d’Europa; i suoi primi insediamenti risalgono infatti al II secolo a. C. Dopo l’Editto di Teodosio nel 380, quando il cristianesimo diventa l’unica religione di Stato, gli ebrei rappresentano la sola minoranza religiosa tollerata dall’Impero romano. Dal 1555 gli ebrei residenti a Roma sono rinchiusi in un ghetto, nella zona più malsana e fatiscente della città. Solo nel 1870, quando Roma diventa Capitale del Regno d’Italia, gli ebrei romani diventano cittadini italiani a tutti gli effetti. L’antico ghetto viene presto demolito e inizia l’integrazione della minoranza ebraica nella società dell’epoca.  Nel 1938, con lo promulgazione delle leggi anti ebraiche, inizia la tragedia di tutto l’ebraismo italiano, che non viene più considerato un gruppo religioso all’interno del popolo italiano, ma una “razza” che non appartiene alla “razza italiana”, considerata ormai “ariana”. Nel corso degli anni successivi la minoranza ebraica è colpita da una serie di umilianti provvedimenti che sanciscono la sua esclusione dalla società. La caduta di Mussolini, il 25 luglio del 1943, e la notizia dell’armistizio, l’8 settembre, vengono accolte con un’esplosione di gioia dalla comunità ebraica, convinta che le sofferenze stiano per finire.

I persecutori - Con l’occupazione del paese, l’arresti e la deportazione degli ebrei diventano il principale oggetto della politica anti ebraica e fascista. A Roma, Herbert Kappler, capo della Polizia di Sicurezza, il 26 settembre ordina alla Comunità Ebraica locale e all’Unione delle Comunità Israelitiche italiane di versare cinquanta chili d’oro entro 36 ore, minacciando, in caso contrario, la deportazione di 200 membri della Comunità. La quantità richiesta viene consegnata a Via Tasso, sede della polizia tedesca.  Per arrestare e deportare gli ebrei, verso la fine di settembre era giunta a Roma una squadra speciale Einsatzkommando Italien  guidata da Theodore Dannecker. Nel frattempo i vertici militari e diplomatici tedeschi cercano di evitare la deportazione degli ebrei romani, per la mancanza di risorse necessarie a svolgere una tale operazione e per le possibili reazioni della popolazione locale, ma l’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich e il Ministro degli Esteri respingono la richiesta, rifacendosi all’ordine originario di Hitler di deportare gli “8000 ebrei di Roma”.

Le Vittime – Di fronte agli atti persecutori, anche prima della razzia, i 13 mila ebrei presenti a Roma reagiscono in modo diverso. Chi ha coscienza del pericolo imminente, ed è in grado di farlo, cerca di mettersi al sicuro. La maggioranza degli ebrei ,tuttavia, non percepisce la gravità del pericolo e non ha i mezzi per trovare rifugio altrove. L’avvenuta consegna dei cinquanta chili d’oro richiesti e la presenza del Vaticano rassicurano, poi, quasi tutti. La razzia e la deportazione hanno invece luogo e colpiscono 1022 persone. Fra i deportati un’alta percentuale è composta da donne e bambini, poiché nei giorni precedenti si era diffusa la voce che gli eventuali arresti avrebbero interessato solo i maschi adulti, da inviare in campi di lavoro.

Il mondo esterno – La voce della deportazione degli ebrei si sparge immediatamente per tutta la città.  Ne parlano anche i periodici clandestini quali  ”Unità” e “Italia Libera”. La sola autorità considerata in grado di intervenire e influire sui tedeschi è La Santa Sede.  L’atteggiamento del Vaticano rimane sempre molto prudente e preoccupato principalmente dai propri fedeli.

Di fronte alle persecuzioni dopo il 16 ottobre - Con la razzia del 16 ottobre non ha fine il pericolo per gli ebrei della capitale, soprattutto perché la Repubblica Sociale Italiana dà l’avvio a una propria politica persecutoria. Nel Manifesto di Verona,  il Partito Fascista definisce gli ebrei stranieri e nemici. Il 30 novembre viene diffuso l’ordine di arresto e d’internamento di tutti gli ebrei in campi di concentramento provinciali. Le vittime poi sono poi raccolte nel campo nazionale di Fossoli e infine deportate in Germania.

I sopravvissuti - Delle 1022 vittime della retata solo 16 sopravvivranno: 15 uomini e una sola donna. Nessun bambino.

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