Il Museo della Shoah di Roma

La Fondazione Museo della Shoah ONLUS. La mission della Fondazione Museo della Shoah � quella di dare impulso alla costruzione del Museo Nazionale della Shoah a Roma

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La Shoah dimenticata degli italiani di Rodi

Viaggio più lungo (1)

“Sembra un padiglione da Corea del Nord”

il fatto quotidiano 22-4-2013

The “Holocaust Metaphor”: Cultural Representations of Traumatic Pasts in the 20th Century

saragozza30-31 Maggio 2013
Saragozza, Spagna

Organizzato dall’ University College Dublin e dall’ Universidad de Zaragoza, il convegno vuole esaminare le molteplici modalità in in cui la concettualizzazione e il dibattito sulla Shoah sono stati utilizzati per dare significato agli eventi traumatici del passato e le sofferenze dei civili in Europa e nel resto del mondo.

Damiano Garofalo, ricercatore e responsabile audiovisivi della Fondazione Museo della Shoah, parteciperà con un intervento dal titolo ”The Holocaust Rhetoric in the Italian Memory of Foibe: Cinema, Television and Politics” .

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The forced labourers of death. Sonderkommandos and Arbeitsjuden

Senza nome-True Color-01 (3)23-24-25 maggio 2013
Bruxelles, Rue de Tanneurs 65

La Fondazione Auschwitz – Memoria di Auschwitz presenta il convegno ““The forced labourers of death. Sonderkommandos and Arbeitsjuden” che si terrà dal 23 al 25 maggio 2013 a Bruxelles presso l’International Press Center – Residence Palace & the Royal Library of Belgium.

All’incontro partecipano Sara Berger, ricercatrice della Fondazione Museo della Shoah, con un intervento dal titolo “The Jewish prisoners working in the extermination areas of Belzec, Sobibor and Treblinka” e il direttore della Fondazione, Marcello Pezzetti, con un intervento sulla testimonianza di Shlomo Venezia.

Ora che i crimini commessi dalla Wehrmacht sono stati riconosciuti in parte grazie alla grande mostra itinerante dedicata a questi avvenimenti tra il 1995 e gli inizi degli anni 2000, ora che la visibilità dello sterminio nell’Est ha raggiunto picchi senza precedenti grazie alla ricerche di “la Shoah par balls”, ora che Auschwitz è stata visitata da oltre 1.3 milioni visitatori lo scorso anno, il riconoscimento storico dei Sonderkommando e degli Arbeitsjuden (i testimoni più vicini de “l’Olocausto attraverso il gas”) è ancora più difficile da raggiungere. Le gasazioni sono riportate solo come informazioni sul contesto? Gli attori (mandatari) dei maggiori massacri di massa della storia sono ancora persone non grate alla storia e alla memoria?

I Sonderkommando di Auschwitz erano gli attori obbligati e testimoni diretti delle gasazioni degli ebrei d’Europa, dei Sinti e Rom, dei deportati giudicati come inutili e tanti soldati sovietici. Si trovavano al centro del processo di sterminio nazista, che raggiunse il suo livello più alto di tecnicità. Comunque, alle loro storie, testimonianze scritte durante lo sterminio in atto o successive testimonianze dei sopravvissuti, malgrado le recenti pubblicazioni, non è riconosciuto nessun ruolo nella memoria del genocidio degli ebrei. Sono state a lungo bandite dalla memoria ebraica e loro rappresentati come diavoli dai deportati stessi. Dopo Primo Levi, alcuni storici o filosofi li hanno classificati come zona grigia, spesso interpretata in maniera negativa. La presenza degli Arbeitsjuden negli altri centri di sterminio è stata ancor più trascurata.

Lo scopo del simposio è duplice. Il primo obiettivo è quello di riposizionare su un livello storico e commemorativo il ruolo dei Sonderkommando e degli Arbeitsjude. Poi, quello di trattare in maniera più ampia la memoria del Sonderkommando, la loro comparsa tra le testimonianze dei deportati , nella letteratura, teatro e film.

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Rassegna stampa viaggio Auschwitz Provincia di Potenza

Viaggio studio della Provincia di Potenza a Cracovia e al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dal 15 al 17 aprile 2013, con 120 studenti degli istituti scolastici provinciali di Potenza.

Il 6 aprile gli studenti incontreranno a Potenza, per una lezione propedeutica al viaggio, Marcello Pezzetti, direttore della Fondazione Museo della Shoah, e due ricercatori della Fondazione, presenti anche in Polonia come guide storico-scientifiche.

Il programma di viaggio prevede per il primo giorno la visita del quartiere ebraico di Cracovia “Kazimierz” e dell’ex ghetto nazista nel quartiere Podgórze con un incontro introduttivo nella sinagoga neorinascimentale Tempel.

Si prosegue il giorno successivo con la visita di Auschwitz-Birkenau.

L’ultimo giorno, prima del ritorno in Italia, gli studenti visiteranno il centro della città di Cracovia e il museo nella ex fabbrica di Oskar Schindler.

Partecipa al viaggio Andra Bucci, internata a Birkenau nel 1944 all’età di 4 anni.

Programma

Seminario “Processo di Norimberga. Bioetica contemporanea”

sapienza

Martedì 14 maggio 2013 dalle ore 9:00 alle ore 13:00 presso il Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma La Sapienza, all’interno del corso di Storia della medicina della prof.ssa Silvia Marinozzi si è tenuto un seminario di studi sul ruolo dei medici e della ricerca scientifica all’interno della politica di sterminio nazista. Sono intervenuti il prof. Antonio Pizzuti sulla funzione storica della genetica nella definizione dell’ideologia razziale, il prof. Mauro Capocci sulle ripercussioni del Processo di Norimberga sulla legislazione in materia medica e sulla bioetica contemporanea e il dott. Damiano Garofalo, ricercatore della Fondazione Museo della Shoah, che ha tenuto una relazione sul razzismo e la propaganda nazista dall’Azione T4 alla Shoah.

Il viaggio più lungo

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Pagine di storia sconosciute ai più, impolverate e strappate per dimenticare e far dimenticare. Non ci sta Ruggero Gabbai, che dopo il film documentario “Memoria” su ciò che avveniva dentro Auschwitz, torna a parlare della persecuzione nazista ai danni degli ebrei toccando un capitolo di storia molto spesso evitato e poco conosciuto: la deportazione da Rodi, nel giugno 1944, dell’intera comunità ebraica che nell’isola risiedeva da secoli, convivendo con musulmani e cristiani ortodossi sotto l’impero ottomano, finchè il fascismo non strappò Rodi alla Turchia.

Già presentato a New York, Los Angeles e in anteprima nazionale a Roma, “Il viaggio più lungo” parla di quello che ci fu prima di Auscwhitz, quei ventuno giorni di viaggio che gli ebrei di Rodi furono costretti a vivere.

“Quando esci da quell’inferno, ti chedi come mai sei uscito vivo. Ti senti un privilegiato, ma dentro di te senti anche un grande senso di colpa. E’ un dolore inspiegabile, non ero ancora un uomo. Sì, oggi sono in vita, ma mi chiedo perchè io, e non molti altri che ho visto morire.”

Queste le parole di Sami Modiano al termine dell’anteprima milanese tenutasi al cinema Orfeo il giorno 13 maggio. Modiano è uno dei 1813 ebrei della comunità di Rodi partiti il 23 giugno 1944 verso i campi di sterminio di Auswitchz; di questi ne tornarono solo 178, secondo le stime del CDEC (Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea), che ha prodotto il film assieme al Museo della Shoah di Roma, Memoriale Binario 21, e con il patrocinio del Corriere della Sera e del Comune di Milano.

Sami Modiano, deportato a 13 anni, è uno dei tre narratori chiamati a testimoniare le vicende della comunità ebraica di Rodi, assieme a Stella Levi, deportata a 19 anni, e Alberto Israël, deportato a 16 anni. Hanno accettato di partecipare al documentario e di tornare a Rodi, dove il quartiere ebraico è ormai inesistente, distrutto dai bombardamenti del 1943 seguiti all’armistizio dell’Italia e al controllo della Germania sull’isola: un dolore pungente rivedere quei posti in cui non hanno più voluto tornare dopo il 1944. Parlano di tutto, dei giochi di quartiere, del senso di comunità, delle giornate in spiaggia e dei primi amori; di quando i capofamiglia sono stati presi, e poi la stessa sorte è toccata alle loro mogli e poi ai bambini e agli anziani. Dalla sede del comando lì a Rodi fino alla barca e poi al vagone in cui erano tutti stipati, senza capire.

Ricorda Levi: “Quando abbiamo lasciato questo porto abbiamo lasciato il mondo”. C’era ancora la lucidità di domandarsi se il mondo sapesse cosa stava succedendo: le navi turche ed inglesi che avvistavano le barche cariche di persone guardate a vista da soldati tedeschi armati non si chiedevano nulla?

Un solo accordo con il regista: non parlare di Auschwitz, nessuna domanda su cosa hanno vissuto lì dentro, cosa hanno visto, da cosa sono riusciti a scappare. “Voi non potete capire”, sussurra Modiano, e il suo braccio, scoperto dalla camicia a maniche corte, rivela il suo tatuaggio. Da quando i campi di concentramento sono stati rivelati al mondo, non si è mai smesso di parlarne, con il risultato che niente sembra più impressionare. Con il loro silenzio, questi tre testimoni ci narrano ben più di quello che potrebbero dire a parole, un orrore che non è raccontabile.

“Sto vivendo gli ultimi anni della mia vita, i migliori” – afferma Modiano – “e ho trovato la risposta che cercavo. Ho una missione da compiere, la chiamo così: raccontare alle giovani generazioni. Questa sala piena mi conforta, e sono sicuro che qualche cosa lascerò. Qui ci sono tanti giovani a cui auguro buona fortuna, e fate in modo che questo non succeda più. Mai più.”

Anteprima “Il viaggio più lungo”

GIOVEDÌ 9 MAGGIO 2013 – ROMA, CINEMA BARBERINI

“Il viaggio più lungo. Rodi-Auschwitz”

Un film di Ruggero Gabbai

Autori: Marcello Pezzetti, Liliana Picciotto

Con: Stella Levi, Alberto Israel, Sami Modiano

Il film racconta la storia della comunità ebraica dell’isola di Rodi, dalla dominazione italiana (1912) fino all’invasione tedesca e alla deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau (1944). Attraverso i racconti dei sopravvissuti vengono ricostruite la vita e le tradizioni di una comunità cancellata dalla violenza nazista. Dopo aver subito l’umiliazione delle Leggi razziali, imposte precedentemente dalle autorità italiane, gli ebrei rodioti furono costretti ad affrontare il “viaggio più lungo” cui venne sottoposta la popolazione ebraica d’Europa per essere uccisa nelle camerte a gas di Birkenau.

Le testimonianze dirette di Stella Levi, Alberto Israel e Sami Modiano si intrecciano con la ricostruzione storica, curata dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma e dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, arricchita dalla visualizzazione dei luoghi originari della cosiddetta “Isola delle Rose”.

Prima lezione “Medicina e Shoah”

San Donato Val di Comino – “Voci della Memoria”

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Dal 1940 alla primavera del 1944, fu internato dal regime fascista un gruppo di 25 ebrei stranieri, che trovarono tra i cittadini di San Donato Val di Comino accoglienza e condivisione. Il 06 aprile 1944 sedici di essi vennero catturati dall’occupante nazista e dai collaboratori fascisti. Destinati al campo di sterminio di Auschwitz, solo in 4 fecero ritorno. Tra le vittime, anche la piccola Noemi Levi, che non aveva ancora compiuto due anni.

Sabato 06 Aprile 2013, dalle ore 16:30 in poi, presso il Teatro Comunale di San Donato Val di Comino, verrà ricordato l’anniversario della deportazione. Interverranno: il sindaco di S.Donato, Antonello Antonellis, l’assessore alla Cultura, Luciana Coletti, e Katrin Tenenmbaum.

Ospiti della serata: Stefania e Joanna Winter (Germania), Ilana e Nahman Rinot (Israele), Peter Koppe e Barbara Kintaert (Austria), Lia Toaff (Fondazione Museo della Shoah di Roma). Verrà proiettato un documentario dal titolo “Luogo di Confino”, per la regia di Luisa Coletti. A seguire concerto bandistico a cura degli “Amici della Musica” (Alvito); infine, verrà scoperta una lapide commemorativa in V.le Ten.Simone. Presenta: Lucia Rufo.