Lettera di dimissioni del Presidente Leone Paserman

Ho appreso ieri che il sindaco si sarebbe risentito per una mia dichiarazione critica, nei confronti dell’amministrazione capitolina, per il prolungato ritardo dell’aggiudicazione definitiva della gara d’appalto per la progettazione definitiva ed i lavori di costruzione dell’edificio a Villa Torlonia, destinato ad ospitare il Museo della Shoah.  Sono passati ormai ventuno mesi da quando fu indetta la gara, nel maggio 2013, ed infine, dopo ripetuti rinvii e rallentamenti ingiustificati, il 4 novembre dell’anno scorso è stata aggiudicata la gara in via provvisoria; di norma, tra l’aggiudicazione provvisoria e quella definitiva passa un mese per consentire la verifica del possesso dei requisiti previsti dalla normativa degli appalti pubblici da parte dell’aggiudicatario. Per il Museo della Shoah ne sono già passati tre e mezzo e tutto tace.
Le frequenti dichiarazioni di solidarietà con i sopravvissuti alla Shoah, di condanna del negazionismo, di richiamo al rispetto dei diritti umani non possono nascondere che in realtà manca  la volontà politica generale di costruire un museo che sia insieme un monumento alle vittime e un centro di studio e di conoscenza: settanta anni dopo la fine di quella tragedia di cui tutti, anche noi italiani, siamo in qualche modo corresponsabili, dovrebbe essere evidente che se davvero si vuole stimolare la riflessione dei giovani e la loro presa di coscienza, per non consentire che il nostro passato diventi il loro futuro, è indispensabile passare dalla memoria alla storia e non solo ricordare quanto è avvenuto ma soprattutto studiarlo a fondo, analizzandone le cause, i processi, le metodologie, i protagonisti in modo strettamente scientifico e documentato. Ma, alle parole non seguono i fatti.
Potrei aggiungere molti altri motivi di critica, quali la sceneggiata, per i fotografi e la stampa, della consegna virtuale della Casina dei Vallati il 26 gennaio u.s., alla vigilia del giorno della memoria, ed il rifiuto di darmi la disponibilità di due ore per una nuova riunione del CdA della Fondazione, che non si è potuto più riunire dal 26 marzo 2014, tra l’indifferenza di tutti, nonostante i miei ripetuti solleciti.
In queste condizioni, dopo quasi sette anni d’impegno a titolo volontario e animato solo dalla passione per la memoria dei  sei milioni di miei fratelli assassinati, rassegno le dimissioni da presidente della Fondazione Museo della Shoah-onlus.
Saluto con affetto e gratitudine i miei collaboratori che con competenza  e dedizione straordinari hanno condiviso questa esperienza e auguro loro una migliore fortuna in futuro.


Leone Paserman

 19 febbraio 2015