Il valore della memoria a 70 anni dall’orrore

di Carlo Marroni- Il Sole 24 ore – 28 gennaio 2015
È una delle immagini-simbolo della Shoah: la grande torretta sotto cui passavano i treni piombati, in arrivo da tutta Europa. Era l’ingresso di Auschwitz, e insieme al cancello con sopra la scritta «Arbeit macht frei» lo è ancora nella memoria dei sopravvissuti ai campi di stermino nazisti dove sono stati uccisi sei milioni di ebrei. Ieri, a 70 anni dalla liberazione del più grande lager della storia dell’uomo, a Birkenau sono affluite persone da tutto il mondo, per ricordare: e sullo sfondo della grande struttura si stagliava l’enorme sagoma della torretta. 27 gennaio, Giorno della Memoria, necessaria in questa fase storica dove sono sempre più inquietanti i tentativi di cancellarla.
Il primo omaggio arriva da Papa Francesco, che al memoriale di Yad Vashem, aveva baciato la mano a sei sopravvissuti: «Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace e incontro tra popoli». In Italia moltissimi gli eventi di ricordo, sia istituzionali che di “base”, che hanno coinvolto migliaia di giovani delle scuole: non hanno lasciato traccia, in nessun senso, le scritte antisemite apparse in diversi muri di Roma, prontamente cancellate dal Comune. «Il nostro futuro si chiama Europa. È il sogno di una comunità unita, senza più guerre, senza più odi reciproci, nato dopo l’orrore» della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto, ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, che nella sua funzione provvisoria di capo dello Stato ha celebrato ieri mattina a Montecitorio. Grasso ha proseguito sottolineando che «il ripudio del fascismo e della vergogna delle leggi razziali, la forza del diritto, della libertà e della dignità umana, il rigetto di qualsiasi idea di antisemitismo e negazionismo sono il fondamento più profondo dell’Italia repubblicana e dell’Europa unita». Sul suo profilo Twitter, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha postato il suo messaggio sulla tragica ricorrenza scrivendo: «L’Italia onora e ricorda la giornata della memoria settant’anni dopo la liberazione di Auschwitz. Mai più», accompagnando le parole con gli hashtag #maipiù e #pernondimenticare. Il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche (Ucei), Renzo Gattegna, a Montecitorio ha detto che «a 70 anni dalla fine dell’orrore, i leader del mondo scrivono oggi una pagina di storia ricordando all’umanità intera come il valore della Memoria, una Memoria attiva e consapevole, sia il cardine delle nostre società libere, plurali e democratiche. Ricordando la barbarie di ieri, facciamo tutti fronte comune affinché siano rese vane le minacce di chi attenta oggi ai nostri valori e alle nostre conquiste fondamentali». Gattegna ha fatto parte della delegazione italiana, guidata da Grasso, che ha partecipato alla celebrazione a Auschwitz-Birkenau, dove era presente anche il presidente della Comunità Ebraica romana, Riccardo Pacifici. A Milano Sono stati più di ottomila i visitatori che hanno visitato il memoriale della Shoah nelle tre giornate aperte: il 25, 26 e 27 gennaio. In occasione del giorno della memoria, infatti, il memoriale che è stato ricavato nel binario sotterraneo della Stazione centrale di Milano – il Binario 21 – da dove partirono i treni per i campi di concentramento ha offerto visite di quello che è l’unico teatro europeo delle deportazioni rimasto intatto e una serie di iniziative, e anche a Roma ha riscosso enorme successo il concerto “Tutto ciò che mi resta” con le composizioni originarie dei musicisti internati nei campi di sterminio nazisti. Inoltre ieri è stata inaugurata a Roma, al Vittoriano la mostra “La fine dell’orrore. La liberazione dei campi nazisti” con cui la Fondazione Museo della Shoah di Roma torna a proporsi al pubblico in questa nuova stagione di Memoria, cui ha partecipato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni.