Museo Shoah, verso il sì definitivo tra due giorni si aprono le buste

di Alessandro Capponi – Corriere della Sera – 14 ottobre 2014

Titoli di coda, o di testa, ma comunque sul Museo della Shoah pare adesso essere arrivato il momento decisivo, la fine (o l’inizio) di una vicenda che si trascina da molti anni: dopo il Consiglio della comunità ebraica di domenica sera, infatti, lo scenario di una sede definitiva a Villa Torlonia prende corpo in modo via via più inequivocabile, prova ne sia che fonti comunali spiegano, con tono senza esitazioni, che «se domani il cda della Fondazione non riservasse sorprese, il giorno seguente sarebbe convocata la riunione per l’apertura delle buste». In sintesi, l’atto ufficiale che fin qui è mancato: il passo decisivo – il punto di non ritorno – per il via ai lavori a Villa Torlonia; probabilmente la posa della prima pietra ci sarà il 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz.

Pacifici ritirerà le proprie dimissioni

Naturalmente, prima degli annunci ufficiali, si aspetta il consiglio d’amministrazione della Fondazione, mercoledì 15 ottobre: quel giorno il presidente della Comunità, Riccardo Pacifici, rispondendo all’invito del Consiglio di domenica sera, ritirerà le proprie dimissioni. Annunciate già due volte, una delle quli con comunicazione scritta al sindaco Ignazio Marino, le dimissioni di Pacifici hanno avuto motivazioni diverse (nell’ultima occasione ufficialmente fu un’incomprensione con il presidente dell’Ucei, Renzo Gattegna) ma, di fondo, Pacifici ha, fin da questa estate, puntato a una soluzione diversa per il Museo della Shoah. Il desiderio di dare soddisfazione alle richieste dei sopravvissuti all’Olocausto (Piero Terracina) di riuscire a vedere il Museo romano ha fatto da propulsore: prima si è pensato a una destinazione all’Eur, poi il Campidoglio ha spiazzato ogni esitazione con una proposta forse non rifiutabile, la sede temporanea nella Casina dei Vallati, al Portico d’Ottavia, e quella definitiva dov’era prevista, a Villa Torlonia.

Delibera «apprezza» la proposta di Marino

Trasferire il museo, infatti, avrebbe quasi certamente fatto correre al Campidoglio (almeno secondo il parere dell’Avvocatura) il rischio di incorrere nel «danno erariale», visto soprattutto che l’esproprio del terreno era stato ufficialmente motivato proprio con la costruzione del Museo. A mettere fine a voci e polemiche, stavolta, il Consiglio della comunità ebraica romana che domenica a tarda sera ha votato una delibera per esprimere «apprezzamento per la proposta operativa del sindaco di Roma, Ignazio Marino, per la realizzazione del Museo della Shoah e gratitudine per la disponibilità della Casina dei Vallati quale sede della Fondazione».

Il Consiglio della Comunità invita Zevi

È stata chiaramente ribadita «la necessità che Roma si doti in tempi rapidi di un Museo della Shoah il cui valore è indiscutibile per l’intero Paese», e per questo si è deciso di esortare i «componenti del collegio dei Soci Fondatori e del Cda ad operare affinché il museo veda la luce nelle modalità e nei tempi previsti». La decisione, che con ogni probabilità sarà ufficializzata domani, ha generato molta soddisfazione nei membri della comunità, anche i più giovani, che sui social network hanno commentato la novità a lungo. Per chi avesse ancora perplessità, il Consiglio ha invitato uno dei progettisti, Luca Zevi, a una riunione pubblica nella quale spiegare ogni aspetto del nuovo Museo che sorgerà a Villa Torlonia. Domani, dopo il cda della Fondazione, le indiscrezioni di oggi potrebbero trasformarsi in certezza.