I nazisti iniziarono da Majdanek a cancellare le tracce dei campi

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 21 luglio 2014

Il campo di Majdanek sta a quattro chilometri dal centro di Lublino, ai margini della città, non ci sono boschi né altre barriere che dal crematorio impediscano di vedere le case del centro né, dal centro, le file simmetriche di baracche di legno e il camino che svetta imponente nel cielo livido della Polonia orientale. L’anno prossimo, nel Giorno della Memoria, tutto il mondo ricorderà il settantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau, il 27 gennaio 1945, seguita dalla scoperta degli altri campi nazisti all’arrivo di sovietici e alleati.

Ma pochi, oltre agli studiosi della Shoah, sanno che l’anniversario comincia ora, che fu Majdanek il primo lager liberato, giusto settant’anni fa: gli uomini dell’Armata Rossa arrivano qui la notte del 22 luglio 1944, il 23 il campo è libero. E i soldati trovano tutto. «Le SS in fuga avevano dato fuoco agli edifici bruciando solo le parti in legno. I liberatori vedono il crematorio, le camere a gas, le confezioni di Zyklon B, scoprono le fosse comuni di quando nel novembre del ’43 i nazisti avevano ucciso diciottomila ebrei in un giorno, un’azione chiamata «festa della mietitura»: le camere a gas non bastano, così scavano cento metri a zig zag e li fucilano». Lo storico Marcello Pezzetti, direttore del Museo della Shoah, sta preparando la grande mostra che a Roma, dal 27 gennaio, racconterà la storia delle liberazioni e della «Endphase» decisa dai nazisti accerchiati, la «situazione ipotetica A» programmata da Himmler, quindi le evacuazioni progressive dei lager all’avanzare dei fronti di guerra — si comincia nella primavera del 1944 proprio con Majdanek — e le «marce della morte» da un campo all’altro, «almeno un terzo dei deportati ancora vivi muore negli ultimi giorni»: ci saranno, tra l’altro, immagini inedite recuperate dai musei dei campi.

Alla liberazione di Auschwitz seguirono quelle di Groß-Rosen (ad opera dei sovietici, 13 febbraio), Stutthof (sovietici, 9 maggio, ma l’evacuazione era iniziata a gennaio), Mittelbau-Dora e Buchenwald (americani, 11 aprile), Bergen-Belsen (inglesi, 15 aprile), Flossenbürg (americani, 23 aprile), Sachsenhausen (sovietici, 22-23 aprile), Dachau (americani, 29 aprile), Ravensbrück (sovietici, 30 aprile), Neuengamme (inglesi, 2 maggio) e Mauthausen (americani, 5 maggio). Ma tutto comincia qui, a Majdanek. Anche le domande che tormentano gli storici. Pezzetti scuote la testa: «Il campo viene liberato sei mesi prima dell’arrivo dei russi ad Auschwitz, quasi un anno prima di Mauthausen… Centinaia di migliaia di ebrei, politici, zingari… Noi racconteremo la storia di tutti. Pensi che, quando inizia l’evacuazione di Majdanek, i nazisti stanno ancora uccidendo gli ebrei ungheresi e solo loro sono 438 mila. Il numero più alto di uccisioni quotidiane a Birkenau è a giugno e luglio del ’44, il ghetto di Lódz non è ancora liquidato. E proprio quel giorno, il 23 luglio 1944, arrestano tutti gli ebrei italiani di Rodi, 1.800 persone, ci mettono un mese a giungere a Birkenau… Ecco: si poteva fare qualcosa, in quei mesi. Nessuno tocca le ferrovie. Dopo Majdanek, come si fa a non bombardare Auschwitz?».

Gli alleati compiono una ricognizione aerea su Auschwitz il 26 giugno ’44 e scattano le prime fotografie, tornano l’8 luglio e il 9 e 12 agosto. Ma l’obiettivo è la fabbrica chimica IG-Farben che viene bombardata dagli americani il 20, le foto aeree del 25 agosto mostrano le installazioni della messa a morte e i prigionieri diretti al Krematorium II, il 13 settembre tornano a bombardare la fabbrica. «La realtà è che il campo di sterminio non era un obiettivo militare», spiega Pezzetti. Del resto Majdanek aveva fatto cadere l’ultimo velo. «Non erano morti “normali”, il lager è quello meglio conservato tra tutti, il meccanismo della Shoah si mostrava evidente». Infatti una «Commissione straordinaria polacca sovietica per le indagini sui crimini tedeschi nel campo di sterminio Majdanek» inizia a lavorare in agosto, dal 27 novembre al 2 dicembre 1944 vengono processati e condannati 4 SS e due kapò. «Majdanek ha una storia lunga. Il 20 e 21 luglio 1941 Himmler è a Lublino e dà istruzioni a Otto Globocnik. Prima è un campo per prigionieri di guerra ebrei, polacchi e sovietici, poi arrivano le donne e i bambini ebrei, bielorussi e polacchi, i prigionieri politici…», racconta Pezzetti. «Non sarà mai un centro industriale, come Auschwitz, ma un campo per la lavorazione di tutto ciò che viene sequestrato agli ebrei nei campi di sterminio, vestiti, oggetti. Siccome ci sono tanti ebrei, però, diventa anche un lager per la messa a morte. Cominciano nel 1942 con la costruzione di due camere a gas». Si calcola che nel lager di Lublino siano state uccise 78 mila persone, 60 mila ebrei e 18 mila prigionieri, soprattutto polacchi e bielorussi.

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