Giornata alla Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno

lun 23 gen 2012


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Giornata formativa alla Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno in vista del Giorno della memoria, con interventi di esperti e studiosi e la partecipazione del ministro Cancellieri. Presto a Roma il Museo della Shoah.

Una tragedia da non dimenticare. Ma anche un momento di riflessione, per «non andare mai più oltre la legge di Antigone, la legge divina, quella alla quale ciascuno di noi deve adeguare il suo comportamento, facendoci baluardo della nostra Costituzione».

Questo è stata la Shoah, un superare le leggi non scritte, e a questo deve servire il suo ricordo secondo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che ha aperto così oggi a Roma, presso la Scuola superiore dell’amministrazione dell’Interno (Ssai), i lavori del Convegno di studi in ricordo della Shoah, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio e organizzato in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah di Roma.

In platea, insieme a rappresentanti delle Forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco e del personale civile dell’amministrazione dell’Interno anche i vertici politici e amministrativi del ministero: i sottosegretari Giovanni Ferrara e Saverio Ruperto, i capi del Dipartimento per le politiche del personale Luciana Lamorgese, del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Angela Pria, e del Dipartimento dei Vigili del fuoco Francesco Paolo Tronca.

La giornata formativa rientra fra le iniziative per il Giorno della memoria, il 27 gennaio, istituito 12 anni fa nella data in cui, nel 1945, le truppe sovietiche aprirono i cancelli di Auschwitz. La Ssai, ha spiegato il suo direttore Emilia Mazzuca , ha voluto estenderla anche agli altri istituti pubblici di alta formazione – ben 22 le scuole invitate – nella convinzione che la memoria sia fondamentale perché «un evento così drammatico per la storia dell’Occidente diventi patrimonio condiviso soprattutto per le amministrazioni, chiamate ad operare perché eventi simili non si ripetano mai più».

Come si può ricordare senza rimanere fermi al passato ma gettando le basi contro ogni razzismo e violazione di diritti umani, che oggi tornano nonostante le lezioni della storia? A queste domande hanno cercato di dare risposta i relatori – il Presidente e il Direttore Scientifico della Fondazione Museo della Shoah di Roma, Leone Elio Paserman e Marcello Pezzetti, il Presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) Enzo Gattegna, il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick e il rettore della Holeschule fur judische studen di Heidelberg Johannes Heil, esperto di storia dell’antigiudaismo.

Un buon punto di partenza, propone Flick, è ricordare unendo storia e memoria, anche per non cadere nelle sue ‘trappole’, come la retorica o addirittura l’eccesso di memoria, che può diventare un alibi. La legge del 1999 istitutiva del Giorno della memoria, e poi la fondazione del Museo della Shoah, che dovrebbe nascere presto a Roma, a Villa Torlonia, sono passi in questa direzione: ricordare l’unicità della Shoah e del suo orrore «ribaltando l’osceno detto di Auschwitz ‘Il lavoro rende liberi’ – di morire – in ‘La memoria del lager rende liberi di vivere’».

Il Museo, in particolare, ricco di materiali raccolti anche grazie alla campagna Storie di famiglie della Presidenza del Consiglio – partita il 27 gennaio 2011 con la collaborazione del ministero dell’Interno e delle prefetture – si propone, ha spiegato Paserman, come polo internazionale della memoria ma anche di ricerca e studio.

L’antidoto al ritorno di tentazioni antiebraiche, come il negazionismo, e in generale razziste, sta nella cultura, nell’educazione dei giovani. Ne è convinto Paserman ma anche il presidente Ucei Gattegna, che ha ricordato che il nazismo non fu follia, ma pianificazione scientifica con radici nella lunga storia dell’antisemitismo ripercorsa dal professor Heil, nella quale motivi religiosi ed economici si intrecciano. Una pianificazione che ha portato alla propaganda biologica e alla ‘soluzione finale’ spiegata dal professor Pezzetti con immagini impressionanti, che saranno raccolte nella mostra ‘I ghetti nazisti’ in programma a Roma, al Vittoriano dal 26 gennaio al 4 marzo.